Il coaching per dimagrire

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In Italia sta prendendo sempre più piede il coaching per dimagrire. Iniziamo però dalla parola coach che deriva da Kocs, un villaggio ungherese dove venivano fabbricate carrozze di qualità, e fin dal 1800, venne usata fra gli studenti universitari inglesi proprio per identificare il loro miglior tutor che, lavorando spalla a spalla con loro per l’intero anno accademico, li portava al meritato successo. Il coach quindi, impara a conoscere tutte le caratteristiche peculiari del suo assistito che diventa un caso speciale e unico.

Nel caso dell’alimentazione, il coaching per dimagrire viene inteso come percorso personale mirato con progetti e step specifici, sostenuto da obiettivi condivisi ed ecologici nel rispetto delle persone e delle cose. Gli strumenti che il coach utilizza per aiutare i suoi assistiti, aiutano a stimolare la consapevolezza personale e si basano su varie tecniche di PNL (Programmazione Neuro-Linguistica). Il coaching può essere benissimo visto come il cosa una persona si propone di fare, la PNL invece è lo strumento per ottenere una performance efficace.
Attraverso la PNL e il coaching è quindi possibile tornare facilmente in forma. Lavorando sui punti di forza e sulle debolezze si possono raggiungere i propri obiettivi, facendo leva sulle proprie potenzialità raggiungendo dei risultati concreti. Il nostro inconscio reagisce molto più velocemente rispetto il nostro conscio, ed è qui che la PNL va a inserire nuovi atteggiamenti, nuove competenze.
E’ per questo motivo che il coaching per dimagrire sta ottenendo molto successo, senza alcun sforzo la nostra mente sarà in grado di compiere l’azione riprogrammata. In questi termini si può far leva sulle proprie qualità mentali capendo che è possibile dimagrire senza stress cominciando, prima ancora di mettersi a dieta, a dimagrire con la testa. In questo modo non si avrà più il desiderio di sfogare tutti i problemi nel cibo, bensì si entrerà in armonia con i sapori senza privazioni.

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Arredare con tavoli in pietra Fossile

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Come tutti sappiamo la parte della casa a cui teniamo di più  è il salotto. Infatti, in questo luogo può trovare spazio un bel tavolo in pietra fossile.
A ben vedere sarà bene tenere a mente l’espressione che dice: “il nostro benessere interiore trova la sua  massima espressione nell’ambiente in cui viviamo”.
Di conseguenza per ricreare il giusto ambiente abitativo sarà essenziale la scelta di ogni dettaglio, come i tavolini salotto.

I tavolini in pietra fossile e naturale di design sono perfetti in un ambiente moderno ed essenziale. Dobbiamo innanzitutto sapere che quando parliamo di pietra e legno fossili indichiamo quei tipi di pietra che derivano da processi naturali di sedimentazione e pietrificazione di materiali organici avvenuti nel corso di milioni di anni.
Ma torniamo ai nostri tavolini in pietra fossile. Questi sono dei pezzi unici in quanto realizzati in vera pietra fossile, ricavata da cave e miniere provenienti soprattutto da paesi quali Indonesia e Filippine. Tutti i modelli sono resi unici perché unici e irripetibili sono i pezzi di pietra impiegati  come peraltro sono le tonalità e i colori.
Un perfetto sodalizio tra uomo e natura: la gran varietà dei toni e dei colori della pietra fossile – dovuta al processo millenario di pietrificazione dei resti organici, animali e vegetali – si sposa al design ideato da designer italiani di prim’ordine.
La pietra fossile è quindi la risultante di processi naturali avvenuti nelle ere e nei millenni successivi alla creazione della terra.
Per quanto riguarda la sua lavorazione la pietra fossile viene tagliata a mano, in piccole tessere, da esperti artigiani che, successivamente, le applicano una alla volta, al fine di comporre un mosaico posto su una struttura di compensato marino o su uno stampo in vetroresina.
Ad esempio, la pietra fossile posta in uno scenario dove prevalgono colori neutri, con sfumature tortora o beige potrà conferire un effetto naturale al resto dell’ambiente.

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I pappagalli inseparabili

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Il significato del nome inseparabili
Gli inseparabili sono dei pappagalli domestici, conosciuti anche con nome originale Agapornis che in greco vuol dire “uccelli che si amano”. Il significato del loro nome deriva dal profondo affiatamento che lega i componenti della coppia. Questo forte legame tra loro lo si denota dall’abitudine di lisciarsi a vicenda il piumaggio. Nel momento in cui il maschio sceglie la propria femmina, non la lascia più e trascorre con lei tutta la vita, riempendola di dolci effusioni e tenere beccatine. Le femmine gradiscono questo amore così evidente e le coppie durano per tutta la vita. Questi pappagalli inseparabili sono molto socievoli con gli umani e soffrono talmente tanto la solitudine (nel caso uno dei due dovesse morire prematuramente) che possono per giunta arrivare ad ammalarsi o addirittura morire senza la presenza dell’altro.

Le origini degli Agapornis

Questi dolci pappagallini sono originari dell’Africa centro-meridionale e in natura vivono nelle steppe e nelle savane, nei pressi di pozze d’acqua e boschi d’acacie. Sono quindi abituati a climi caldi e patiscono il freddo.

Le caratteristiche degli inseparabili

Sono dei pappagallini molto piccoli che non superano i 16 centimetri di lunghezza e pesano poco più di 60 grammi. Il loro piumaggio non passa di certo inosservato e si contraddistingue per dei colori brillanti. Hanno zampe piccole con quattro dita, due rivolte in avanti e due indietro, che utilizzano per aggrapparsi ai rami degli alberi e per restare anche a testa in giù. Il becco è grande e robusto e viene adoperato per spaccare i gusci dei semi e per far fronte all’usura cresce di continuo.

Alimentazione

Gli inseparabili si nutrono semi, frutta e verdura fresca. Nel periodo della cova, è importante che la femmina possa nutrirsi di un buon pastoncino da allevamento in modo tale da rimanere in forma. Affinché possano affilare il becco è bene introdurre nella gabbia un osso di seppia.

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Consigli per la posa di un pavimento esterno

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Qualsiasi spazio esterno può trasformarsi in una estensione della casa, a patto che si impieghi la soluzione più adeguata per la pavimentazione. Le pavimentazioni esterne hanno bisogno di essere posate in opera con particolari accorgimenti. Tutto ciò per poter sostenere oltre ai carichi di esercizio, anche le sollecitazioni derivanti da fenomeni atmosferici, unitamente alle continue escursioni termiche che ne mettono a dura prova resistenza e tenuta del parquet padova.

Sul mercato sono disponibili diversi prodotti che offrono un’ampia scelta di materiali, finiture e tecniche di posa. Naturalmente essi devono essere senza dubbio impermeabili, antiscivolo e anti gelo, resistenti ai carichi e alle muffe, agli agenti atmosferici e agli sbalzi di temperatura.
Se state pensando di occuparvi della posa dei pavimenti esterni ad esempio balconi, terrazzi, loggiati, o anche camminamenti nel giardino, è importante scegliere un materiale che si adatti allo stile degli ambienti interni.

Quando scegliete il materiale, dovrete tenere a mente anche le condizioni climatiche della zona in cui state lavorando. Ecco che, in una zona con alto rischio di gelate, dovrete orientarvi su piastrelle con alta resistenza, mentre in zone con frequenti precipitazioni, saranno più adatti rivestimenti per esterni con basso assorbimento idrico. Prima dell’acquisto dei materiali da utilizzare per i lavori, dovrete eseguire un rilievo dell’area e un progetto di massima di ciò che dovrete creare.

Un accorgimento a cui prestare attenzione durante la preparazione della pavimentazione, è quello di creare una leggera pendenza in direzione opposta rispetto ai muri dell’abitazione. Questa pendenza deve essere pari almeno al 2%, per consentire il drenaggio dell’acqua piovana ed evitare eventuali ristagni.

Per quanto concerne i costi della posa di pavimentazioni esterne, essi possono esser molto variabili. Dipendono infatti dalla superficie da trattare, dai materiali impiegati per costituire massetti ed allettamenti, dal tipo di magistero richiesto, dalla presenza o meno all’interno della pavimentazione di decorazioni o geometrie complesse.

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Il settore fieristico italiano: una breve panoramica

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Dopo timidi segnali di ripresa è quasi sicuro che nel 2017 il settore fieristico ricomincerà a crescere, nonostante alcune imprese e settori possiano risentire degli accadimenti politici globali e del loro possibile impatto sugli scambi commerciali a livello internazionale, spiega il ceo di allestimenti fieristici a Milano.

Fatturati in crescita, meno per Germania e Italia, ancora poco brillanti
Una prima evidenza è che la maggioranza degli organizzatori di fiere prevede fatturati in crescita, soprattutto in Messico, Usa, Brasile, Russia e Cina, con elevate percentuali di ottimismo in tutta l’area dell’Asia-Pacifico, entusiasmo più contenuto in Medio Oriente e incertezza in Sudamerica. Positiva la situazione in tutti i mercati d’Europa, dove l’80% degli organizzatori ed allestitori fieristici prevede di crescere, fatta eccezione per Germania e Italia, dove le aziende si aspettano un 2017 più debole dell’anno precedente.

Le sfide di business per gli organizzatori fieristici
Interrogati su quali sono le maggiori sfide di business chi saranno chiamati a rispondere quast’anno, gli organizzatori di fiere hanno indicato ai primi posti, come negli anni passati, lo stato delle proprie economie nazionali e l’incertezza economica globale. Ma, segnala UFI, le questioni di scenario economico quest’anno sembrano avere meno rilevanza, laddove emerge invece più forte il tema della concorrenza all’interno del settore. Altri fattori di criticità sono le problematiche aziendali interne (in particolare il tema delle risorse umane) e l’impatto della digitalizzazione, inteso innanzi tutto come necessità di rispondere alla domanda di digitalizzazione dei clienti.

L’incognita dell’impatto Brexit e Trump
Molto rilevanti, a detta delle imprese, saranno le potenziali conseguenze dei recenti avvenimenti politici (la Brexit e l’elezione di Trump in particolare): il 45% delle imprese fieristiche prevede che avranno un impatto molto o abbastanza negativo sul loro business, contro il 20% che non si aspetta alcun effetto negativo e un 20-30% che non fa previsioni. E i più preoccupati, non a caso, sono gli operatori messicani (60%) e americani (54%).

I trend di sviluppo strategico fra nuove attività ed espansione geografica
In termini strategici, le aziende del settore fieristico si orientano su due filoni: lo sviluppo di nuove attività e l’espansione geografica. Il trend dominante è quello dello sviluppo di nuove attività, sottoscritto dall’85% delle imprese a livello globale: la maggior parte (57%) intende ampliarle nell’ambito tradizionale fieristico, mentre il 24% progetta di dedicarsi anche al nuovo, per esempio eventi live o eventi virtuali. In termini di espansione geografica delle attività, invece, solo il 39% delle imprese prevede di avviare quest’anno operazioni in nuovi paesi, contro il 61% che rimane stabile dove già si trova.

Il focus sull’Italia
Il focus specifico sull’Italia evidenzia aspettative in calo per la seconda parte dell’anno: il 76% delle imprese fieristiche prevede fatturati in aumento nella prima metà del 2017 e solo il 56% mantiene la stima di crescita per il secondo semestre. In linea con i colleghi internazionali, il 50% degli italiani si aspetta effetti negativi (per lo più moderati) dai recenti avvenimenti politici; in termini di strategia, il 33% avvierà quest’anno operazioni in nuovi paesi e il 71% svilupperà nuove attività, ma tutte in ambito tradizionale: nessuno prevede infatti di dedicarsi anche ad altri tipi di eventi live o agli eventi virtuali.

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