Chi avrebbe mai detto che una città così segnata dalla tragedia potesse diventare un punto di riferimento nazionale? L’Aquila ce l’ha fatta: riconosciuta come Capitale italiana della Cultura per il 2026, un segno che va ben oltre l’etichetta. Dopo il devastante terremoto del 2009, la città ha intrapreso un percorso di rinascita, oggi visibile e riconosciuto. Il progetto alla base di questo successo è il risultato di un lavoro lungo, articolato – e molto attento al rapporto tra cultura, storia e territorio. Il 2026 dovrà rappresentare un momento di svolta non solo per valorizzare il patrimonio culturale, ma anche per rilanciare turismo e sviluppo economico locale.
C’è chi pensa che la cultura sia un’idea astratta, ma a L’Aquila diventa un vero e proprio motore di sviluppo sociale, un pilastro nel processo di rigenerazione urbana. Parliamo di un polo universitario e di un luogo dove arte e natura si incontrano, incorniciato dalla maestosità del Gran Sasso. Concorrenza agguerrita? Tante città ci hanno provato, ma ha fatto la differenza un approccio innovativo e inclusivo che – diciamo – non si vede spesso. Il modello che ne emerge può ispirare anche altre realtà orientate a una crescita partecipata, sostenibile.
L’Aquila capitale della cultura: un modello di rilancio sociale e territoriale
Il successo si poggia su un programma culturale complesso, pensato per usare la cultura come leva di uno sviluppo sociale ed economico più ampio – e convinto. Chiamato L’Aquila città multiverso, il progetto ruota attorno a quattro punti: coesione sociale, creatività e innovazione, salute e benessere, sostenibilità ambientale e sociale. Qualche dettaglio? Coinvolge una vasta area, non solo il centro urbano, includendo 56 Comuni del cratere, Rieti compresa. Insomma, si punta a costruire un sistema integrato capace di accendere nuove dinamiche di crescita.

La giuria ha notato subito l’efficacia nel recupero dell’identità locale: valorizzare il patrimonio artistico, culturale e naturale. Un legame solido, spesso trascurato, tra territori diversi che si rafforza – e non è da poco. Chi vive a L’Aquila sa che la cultura, in un contesto segnato da profondi cambiamenti e crisi, può davvero diventare il collante che unisce. Usare arte e storia come strumenti concreti di coesione? Una mossa intelligente, funzionale a sostenere la comunità e potenziare risorse e attrattività.
Il calendario degli eventi: arte, musica e teatro per un anno inedito
Il 2026 promette un calendario fitto. Circa 300 eventi in 300 giorni: musica, teatro, danza, cinema, arti visive. Il tutto con un respiro internazionale. Si parte metà gennaio con una cerimonia di apertura che darà il via a una stagione in cui tutto il territorio – dal capoluogo ai comuni intorno – si trasformerà in un grande palco all’aperto. Dettaglio non da poco.
Tra gli appuntamenti più attesi c’è il Festival internazionale ItARTS, dedicato alle arti contemporanee con performance, installazioni e musica dal vivo. Al MAXXI L’Aquila si celebrerà Fabio Mauri con una mostra per il centenario della nascita. E non mancheranno i concerti: classica e contemporanea sotto la guida di figure come Nicola Piovani. Spicca poi il Primo Concorso Internazionale di Direzione d’Orchestra, rivolto a giovani talenti emergenti.
Diverse saranno le performance collettive, con la firma di Marinella Senatore e interventi di artisti riconosciuti come Simone Cristicchi. Si ricorderà anche San Francesco: un momento speciale con la presenza di personalità importanti della cultura e della musica italiana. La partecipazione si annuncia ampia, coinvolgendo sia residenti che visitatori – ecco perché il 2026 potrebbe segnare una svolta significativa per il futuro culturale e sociale della città.
